Le prime popolazioni che occuparono questa terra furono proprio
i Fenici nel 1600 a.C. circa, abili commercianti con una fitta
rete di scambi commerciali via mare. Poi fu il turno delle
popolazioni indoeuropee, come i Micenei, giunte fino al sud
attraversando le Alpi, e le decine di dolmen e di menhir che
si trovano nel basso Salento sono una testimonianza di questo
periodo, pur trattandosi solo di una piccola parte sopravvissuta
a guerre e invasioni. I primi abitanti civili e organizzati
del territorio sono i messapi, un popolo di lavoratori dediti
all’agricoltura, all’allevamento del bestiame
e alla lavorazione della ceramica. Diedero vita a una civiltà
molto avanzata, e un grande impulso alla nascita delle città,
che in quell’ epoca si potevano riconoscere per la presenza
di monumentali cinte murarie. Ben sette di queste città
erano situate tra Lecce e Santa Maria di Leuca: Rudiae, Bastae,
Neretum, Aletium, Uxentum, Soletum, Veretum; di questi centri
rimangono rovine venute alla luce, nel corso degli anni, dalle
numerose campagne di scavo e le mura. Nell’ VIII secolo
a.C. i Greci fondano città come Gallipoli, Otranto
e Taranto, per poi divenire grandi centri di riferimento della
Magna Grecia. A questo periodo risale la creazione di altri
9 comuni che, ancora oggi, non riescono a dimenticare le loro
origini dove si continua a parlare il griko, un dialetto molto
simile alla lingua dei loro padri ellenici. L’area così
chiamata Grecia Salentina comprende Calmiera, Castrignano
dei Greci, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino, ma in
passato era tutta la zona che si estende da Gallipoli a Otranto.
Testimonianze architettoniche sono la prova della presenza
di queste popolazioni ma non solo, anche la cultura e le credenze
popolari, la musica e la gastronomia sono dei segni che, nonostante
il trascorrere dei secoli, sono rimasti indelebili. La penisola
salentina è testimone di una profonda trasformazione
con l’arrivo dei Romani nel 266 a.C. che, inizialmente,
diventò provincia romana dal punto di vista amministrativo,
ma non culturale ed essi sfruttarono la sua posizione strategica
per intensificare la loro rete commerciale . Successivamente
il cambiamento è ormai evidente grazie al continuo
dono di infrastrutture, opere pubbliche, ma anche la poesia,
la scultura, la pittura fanno di questa una civiltà
ormai avanzata e prospera per quel periodo. Anche questo momento
idilliaco volge al termine, il Salento infatti, incluso tra
Impero Romano d’Oriente e d’Occidente, è
teatro di guerre tra i popoli germanici (Impero d’occidente)
e i popoli bizantini (Impero d’Oriente) e tutto questo
fino alla sconfitta definitiva dell’Impero romano d’Occidente
avvenuta nel 476 d.C. I Romani lasciano per sempre la penisola
salentina lasciando spazio ai brevi, ma intensi, contatti
con la sponda balcanica fino alle invasioni di Goti, Longobardi
e Bizantini giunti nel IV secolo a.C. Questi ultimi esercitarono
per lunghi secoli il loro dominio, lasciando in queste terre
un'impronta indelebile, vista soprattutto la lenta, ma costante,
penetrazione della Chiesa d’Oriente. In nome dell’Impero
d’Oriente questi popoli diffondono lingua, cultura,
religione e riti greco-orientali. Tutto questo caratterizzò
la vita religiosa dei residenti, dapprima con l’arrivo
di popolazioni in fuga dalle persecuzioni politico-religiose,
che chiedevano asilo alla nostra gente, e più tardi
con il diffondersi del monachesimo, in nome di San Basilio.
In particolare si moltiplicano i monasteri dei monaci Benedettini
e le cripte dei Basiliani, cioè delle grotte scavate
nella roccia e poi affrescate. Nel 1701, a sconfiggere i Bizantini
sono i Normanni grazie ai quali si apre un nuovo periodo durante
il quale arte e letteratura tornano ad essere di primaria
importanza e si diffonde la cultura romanica. Gli Svevi che,
succedono ai Normanni, favoriscono il mantenimento della pace
interna e lo sviluppo culturale e artistico della regione
salentina. Periodo breve, purtroppo, che termina a causa degli
Angioino e Aragonesi, i quali cercano di contendersi duramente
il territorio. Altro capitolo importante è quello che
vede il Salento al centro delle mire espansionistiche dei
Turchi. Un episodio che non viene ricordato piacevolmente
poiché Otranto nel 1480 fu attaccata e saccheggiata
e la cui resistenza venne punita con l'uccisione di ottocento
abitanti. Questo è uno degli episodi che porta gli
spagnoli alla costruzione, già dal ‘500, delle
torri di guardia per difendere, in qualsiasi momento, i territori
occupati. Realizzate sotto il regno di Carlo V, le torri costituivano
un sistema di avvistamento che consentiva di organizzare difese
di emergenza in occasione delle molteplici incursioni dal
mare e sono tuttora visibili lungo gran parte della costa
pugliese. In questo periodo Lecce diventa una delle città
più belle e importanti, è il cuore pulsante
delle attività culturali ed artistiche e, oltre ad
attirare nobili e studiosi, fu consacrata tale dalla veloce
diffusione del barocco, coinvolgendo anche l’immediato
entroterra al repentino cambiamento e miglioramento del tenore
di vita. Grazie alla facilità di lavorazione della
cosiddetta pietra leccese, il Barocco è un segno evidente
per molti edifici civili e religiosi con putti, trabeazioni
elaborate, grifi, balaustre ardite, tutte realizzate nel marmo
dei poveri. Anche nella Grecia Salentina, comuni come Corigliano
d’Otranto, Melpignano, Soleto sono l’esempio lampante
di questa espressione artistica, un continuo alternarsi tra
lo splendore architettonico e il sorgere di accademie, ordini
religiosi. A questo periodo florido ne segue uno di brigantaggio
e malcontento popolare ma solo per pochi decenni, si tratta
degli inizi del’700, quando la Puglia viene occupata
dagli Austriaci. Il Regno delle due Sicilie con Carlo di Borbone
prima e Ferdinando IV poi, dona alla penisola salentina lo
splendore e la tranquillità ormai persa, grazie anche
all’attuazione di nuove riforme e al continuo cambiamento
e tutto questo fino al 1860, anno dell’unificazione
italiana.
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