Una
forte testimonianza, forse millenaria e nascosta, della dura
vita di molti salentini è il frantoio ipogeo o trappeto.
La produzione dell’olio d’oliva e per combustione
era ormai diventata la parte più importante dell’economia
del paese, ma questo richiedeva una vita dai risvolti drammatici
e a volte insostenibili, una vita passata nei sotterranei
affinché il lungo ed estenuante processo di lavorazione
dell’olio volgesse al termine. Le condizioni di lavoro
erano pessime, serviva solo la forza delle braccia e quella
delle bestie, per questo motivo il costo della manodopera
era veramente basso. |
Il termine Ipogeo deriva dal fatto che il frantoio era scavato
nel sasso, ed era sotterraneo proprio per la temperatura più
calda che la produzione dell’olio necessitava. Il frantoio
costruito a pian terreno, infatti, non garantiva un ambiente
adatto alla spremitura delle olive, la quale richiedeva un
luogo umido e caldo, che solo un sotterraneo poteva assicurare,
riscaldato inoltre dai grandi lumi che ardevano giorno e notte
e soprattutto dal calore prodotto dallo sforzo fisico degli
uomini e degli animali. Il frantoio ipogeo, poi, aveva il
gran vantaggio di svuotare in maniera diretta ed estemporanea
i sacchi di olive nelle apposite cellette perché costruite
di proposito con un buco al centro della volta e tutto questo
faceva risparmiare tempo e ulteriore manodopera. Con la rivoluzione
industriale i frantoi vengono pian piano sostituiti con quelli
semi ipogei per poi cedere il posto ai frantoi in elevato.
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