Le prime costruzioni del castello presentavano pianta quadrangolare,
ma il ritorno degli Aragonesi decretò una recinzione
a pianta poligonale, con gli angoli della torre di guardia
a forma cilindrica, proprio perché la funzione era
quella di proteggere la città, nel miglior modo possibile,
dagli ormai numerosi attacchi degli invasori. Attualmente
il Castello presenta una base quadrata, con quattro torri
disposte in corrispondenza degli angoli. Le torri sono avvolte,
nel centro, da un cordone che segna il libello del piano interno,
e nella parte superiore sono ornate da piccoli archi. Durante
il XVI secolo venne costruito il Rivellino, una quinta torre
circolare, più bassa e più larga delle altre,
staccata dalla cinta muraria, che svolgeva una funzione di
punta per la difesa della città. Nel 1879 il Castello
è passato sotto il demanio dello Stato; all’interno
si trovano grandi sale con volte a botte e a crociera, molti
cunicoli e camminamenti.
Un’altra grande opera d’arte situata nelle vicinanze
del ponte che congiunge il borgo nuovo con la città
vecchia è la Fontana Greco-Romana. E’ ritenuta
la più antica d’Italia e gli studiosi hanno collocato
la sua data di costruzione intorno al III secolo a.C.
Originariamente si trovava nella zona delle antiche terme,
oggi più comunemente denominata “fontanelle”,
ma nel 1548 venne trasportata nei pressi della chiesa di S.
Nicola, ormai scomparsa e vi rimase fino al 1560 per poi arrivare
definitivamente nel luogo attuale.
La facciata che volge a scirocco è suddivisa in tre
parti da quattro cariatidi che sorreggono l’architrave
con un ricco decoro ed è alto circa 5 metri. I basso
rilievi sono ricavati da lastre di pietra dura locale e rappresentano
le scene delle tre metamorfosi delle mitologiche Dirce, Salmace
e Biblide. Il mito di Dirce è rappresentata a terra
fra due torri e un po’ più in alto possiamo notare
Dioniso nel momento in cui la trasforma in una fontana di
pietra. Il mito di Salmace era la ninfa che rivolse le sue
preghiere agli dei per formare un solo corpo con Ermafrodito,
figlio di Venere e Mercurio, di cui era perdutamente innamorata.
I loro corpi sono rappresentati incatenati, mentre vengono
trasformati in una sola fonte in presenza di Cupido e Venere.
Il mito di Biblide era innamorata del fratello Cauno, ma una
volta respinta e consapevole dell’errore pianse fino
a consumarsi di lacrime e gli dei, impietosi, la trasformarono
in una fontana di pietra.
Sull’altra facciata sono rappresentati lo stemma di
Gallipoli, un’epigrafe in latino e le immagini del re
Carlo III di Borbone. In Basso, invece, c’è ancora
l’abbeveratoio che in passato era utilizzato dagli animali.
Nel cuore della città vecchia sorge una delle chiese
più importanti sia dal punti di vista artistico che
religioso, è la Cattedrale di Sant’Agata. La
sua costruzione ebbe inizio nel 1629, in pieno periodo Barocco,
nello stesso luogo dove prima vi era una chiesa medievale
gia distrutta nel XII secolo, tramandando fino a noi la devozione
per la santa già dal lontano 1126.
La facciata della chiesa è stata realizzata in pietra
leccese e presenta la ricchezza decorativa tipica del periodo
a cavallo tra il’600 e il’700, quando nel Salento
dominava l’opera del grande architetto-scultore Giuseppe
Zimbalo. La chiesa è a croce latina a tre navate, con
due file di colonne in ordine dorico realizza in carparo,
invece l’altare maggiore presenta magnifici marmi policromi,
che risaltano la forma sfarzosa del periodo. Nella cattedrale
sono custodite, in delle teche, le reliquie di alcuni santi
tra le quali quelle di San Fausto e numerosi dipinti di grande
valore.
Poco distante dalla solenne Cattedrale si trova la chiesa
di S. Teresa, costruita verso la fine del XVII secolo. Si
può ammirare un ricchissimo altare, un organo settecentesco
arricchito da decorazioni in oro e un’interessante tela
raffigurante i Santi Agostino ed Ignazio di Lodola. Sempre
nel borgo antico si possono visitare: la chiesta di San Francesco,
costruita nella prima metà del XVII secolo, che conserva
all’interno l’arco del presbitero decorato in
oro, altari barocchi in pietra leccese e in legno intagliato
e il dipinto raffigurante il transito di San Giuseppe posto
alle spalle dell’altare maggiore; la chiesa della Purità,
costruita nel 1644 grazie alla confraternita degli scaricatori
di porto. L’interno presenta un’unica navata ed
ospita l’altare maggiore in marmo in stile romanico,
con alle spalle il dipinto della Madonna della Purità
e sul lato, l’organo con il palco dei coristi, interamente
in muratura. Nei sotto archi si può ammirare il dipinto
dei quattro Evangelisti e diverse statue di legno e cartapesta.
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