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Gallipoli e la sue "Feste"
 
La città di Gallipoli, come qualsiasi altro posto nel Salento che si rispetti, è pieno di festività, credenze popolari, tradizioni, folklore, processioni, sagre popolari, dove il turista non può far altro che socializzare e sentirsi parte integrante di queste origini così profonde.
Le feste patronali sono tante, ogni paese ha il proprio santo protettore che viene celebrato e per Gallipoli sono San Sebastiano, che ricorre il 20 gennaio, e Sant’Agata che ricorre il 4 e 5 febbraio. La sera, per le strade della città vecchia, sfila una processione solenne in onore del Santo. Alla processione partecipano tutte le confraternite della città, i cui membri sfilano con i caratteristici abiti tradizionali e in un ordine che deve rispettare l’anzianità. Lo stesso avviene per Sant’Agata, e si narra che un fantastico vascello con a bordo la Santa sia giunto, spinto dal vento di scirocco, sulle spiagge di Gallipoli. Dopo una breve permanenza presso la Cattedrale della città, il vascello riprese la navigazione fino alle coste della Sicilia, spinto dal vento di tramontana. In questi due giorni dedicati alla santa, oltre alla precessione, si celebra un solenne pontificale nella Cattedrale, durante il quale il Vangelo è letto in latino e in greco.
Antichissima è, invece, la tradizione del Carnevale nella città di Gallipoli, con testimonianze documentate che risalgono fin dai primi anni del’700. Tale era lo spirito popolare che dall’epoca medievale ai giorni nostri, queste radici folkloristiche così profonde sono state tramandate con una quasi perfetta aderenza alle origini. Questa tradizione non ha fatto altro che suscitare curiosità e interesse da parte di studiosi italiani e stranieri che, nelle loro passate e recenti indagini, hanno voluto evidenziare soprattutto come essa sopravvive in termini di espressività popolare nonostante il trascorso plurisecolare della storia cittadina. La manifestazione viene celebrata con un’ostentata ed esuberante teatralità, ed è un continuo intrecciarsi di credenze cristiane e rituali pagani. Non a caso, viene seguito un iter ben definito con il quale il popolo gallipolino da inizio al Carnevale; testimonianza è, infatti, il rito propiziatorio del fuoco, il 17 gennaio, quando enormi cataste di ramaglie d’ulivo vengono bruciate all’aperto, nelle varie piazze della città. E’ il rito delle “ Focareddhe” che si accendono nei moltissimi crocicchi della città, dedicate a Sant’Antonio Abate, patrono del fuoco. Non appena le focareddhe vengono accese, il suono del tamburello saraceno apre le danze e si da così il via ad una scatenata euforia che dura fino all’avvento della Quaresima. Il Carnevale, così, ha sempre rappresentato per il popolo gallipolino un momento di sfrenata euforia. Dal borgo antico partiva la passerella di centinaia di maschere, realizzate con i panni poveri che la gente aveva a disposizione, ma anche con preziose sete e accessori; era il momento in cui tutti i ceti sociali dimenticavano la loro appartenenza e davano vita a questa grande festa che continuava poi nel borgo nuovo, fino alle prime luci dell’alba.
La sera del 17 gennaio, quindi, Gallipoli viene illuminata dai falò sancendo l’inizio ufficiale del Carnevale. Le focareddhe rappresentano per i gallipolini un appuntamento fisso da non perdere, infatti, per l’occasione vengono utilizzati radi di ulivo caduti dalla rimonda e accatastati a mo di pagliata. Anticamente la cenere era ritenuta benefica e veniva sparsa dall’alto delle mura, per placare l’ira del mare e consentire ai pescatori un tranquillo ritorno. Il rito anticamente era anche dedicato a Sant’Antonio Abate, detto “Sant’Antoni te lu focu”, per devozione al santo, e ogni famiglia offriva per il falò un fascio di rami con grande sacrificio, viste le ristrettezze economiche. Numerose le feste patronali che i gallipolini rispettano e celebrano con assiduità e tradizione popolare. Dopo la Quaresima e l’Avvento, già dal 15 ottobre, giorno di Santa Teresa, le strade si riempiono del profumo delle pittule (frittelle con verdura o pesce) e di dolci con cannella e chiodi di garofano. E’ il nostro modo di prepararci al Natale, oltre ai riti religiosi, presepi di cartapesta e presepi viventi, ci prepariamo soprattutto a imbandire le tavole con queste prelibatezze. Dopo il giorno di Santa Teresa ci sono ancora altre quattro tappe: Santa Cecilia (22 novembre), Sant’Andrea (30 novembre) la vigilia della Madonna Immacolata (7 dicembre) e Santa Lucia (13 dicembre).
Una festa da ammirare, ma soprattutto da vivere e la Santa Pasqua, centinaia sono le persone o turisti che dai paesi limitrofi vengono a Gallipoli per vedere la celebrazione di questo rito. Inizia tutto con la processione del Venerdì santo, quando la sera, le statue della Madonna Addolorata e del Cristo morto vengono portate in una processione lunghissima che dura fino alle prime ore del Sabato santo. La processione parte dalla città vecchia e prosegue per tutte le strade del borgo nuovo, dove, alle prime luci dell’alba del Sabato santo, le due statue si incontrano nei pressi del canneto; uno spettacolo veramente suggestivo.
Con l’arrivo dell’estate, poi, Gallipoli diventa teatro di grandi e importanti eventi musicali fiere e spettacoli pirotecnici. Il 24 e 25 luglio c’è la festa di Santa Cristina, il 10 e 15 agosto le famigerate notti di San Lorenzo e Ferragosto e così via; eventi che richiamano migliaia di turisti grazie anche ai numerosi concerti organizzati nell’area portuale di Gallipoli.

* Foto di Lorenzo e Antonio Milano
Hotel Gallipoli
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